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Martino bianco e nero

L’ospite riciclone

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In realtà sta confessando il suo peccato quando ti dice: “Vieni a cena da me, mangiamo quello che c’è in casa”. Solo che non si tratta di confezioni di pasta, barattoli di pomodoro o bistecche nel freezer ma di spizzichi e bocconi sparsi nel frigo. Un paio di fette di arrosto avanzate dalla domenica prima, una patata lessa, due filetti di sgombro sott’olio ancora nella loro scatoletta, mezzo barattolo di fagioli cannellini. La cena è un moltiplicarsi di avanzi trasformati in tartine sepolte da maionese, frittate inaudite, improbabili insalate tenute insieme solo dalla volontà di portarle a tavola, senza alcun progetto gastronomico credibile. L’acqua minerale gassata è svaporata e le bottiglie di vino ancora tappate sono un miraggio.

È come quegli happy hour furbi fatti con brioches salate, pizzette e tramezzini della colazione restituiti a nuova vita con l’intervento di tagli, colpi di piastra e salsine varie.
Se pure attento al portafoglio, l’ospite riciclone non va confuso con l’ospite sparagnino che è una varietà a se stante.

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