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Che fine ha fatto il vino novello?

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di Giuditta Lagonigro

Fino a qualche anno il vino novello era il protagonista autunnale di molti eventi enogastronomici. Ora sembra quasi caduto nel dimenticatoio e lo confermano recenti statistiche che registrano notevoli cali nelle vendite. Che piaccia o no, comunque il vino novello è ancora sul mercato quindi cerchiamo di capirne di più anche alla luce di recenti modifiche a livello normativo. Il vino novello -vino Dop (denominazione di origine protetta) o Igp (indicazione geografica protetta) fermo o frizzante, con titolo alcolometrico di minimo 11% vol.– in seguito a un decreto del Ministero delle Politiche Agricole, dell’agosto 2012, viene commercializzato dal 30 ottobre.

La macerazione carbonica

Il vino novello è  il prodotto di uve sottoposte a una particolare tecnica di vinificazione chiamata “macerazione carbonica”, artefice della sua briosità.
I grappoli interi sono posti in vasche da 50/70 hl, nelle quali, dopo aver creato un vuoto d’aria, viene immessa CO2 (anidride carbonica); l’uva rimane nei maceratori dai sette ai dieci giorni. In questo periodo si sviluppano molti processi chimici tra cui la trasformazione di una parte dello zucchero in alcool in assenza di lieviti, il passaggio di colore dalla buccia alla polpa, la formazione dei profumi che caratterizzano il vino. La massa viene poi pressata ed avviata alla fermentazione naturale. Il vino ottenuto, a cui si aggiunge una piccola percentuale di anidride solforosa, viene filtrato e imbottigliato.
Il processo di fermentazione con macerazione carbonica dell’uva intera, deve riguardare almeno il 40% del vino. Il vino novello deve essere ottenuto interamente con prodotto della stessa annata e non è più consentito il taglio con il 15% di vino proveniente da altra vendemmia.

Un po’ di storia 

Di vino novello nel senso di giovane si trovano tracce negli scritti di Columella ( I sec. d.C) che lo cita col nome di “doliore” . Il vino nuovo era conservato nelle “celle vinarie” mentre i vini destinati all’invecchiamento erano custoditi nelle “apoteche”. Per rintracciare invece le origini del vino novello bisogna andare in Francia dove, nel 1934 attraverso una serie di esperimenti si arrivò alla produzione di un vino fresco, profumato e di pronta beva: il Beaujolais Noveau. Il Beaujolais è una regione della Francia, nel cuore del Rodano, che prende il suo nome da Beaujeu, la cittadina capoluogo a 40 miglia da Lione. La superficie vitata è di circa 2000 ha. Il vitigno da cui si produce il Beaujolais Noveau è il Gamey. Le caratteristiche del vino cambiano in base alla zona di provenienza.   A nord troviamo l’Haut Beaujolais nel quale si producono 10 cru (grandi vini): Broully, Cote de Broully, Chiroubles Morgan, Fleurie, Iuliènas, Moulin a Vent, Chenas, Saint Amour,Regniè. A sud, nel Bas Beaujoilais possiamo gustare il Beaujolais ed il Beaujolas Superior. Questi vini hanno un colore rosso ciliegia, i profumi sono fruttati e floreali; i Beaujolais dei Cru sono più intensi, con una personalità più decisa. Da citare anche il Beaujolais Villages, un’Appellation cui si può aggiungere il nome del villaggio del quale il vino è originario. Ogni anno, alla mezzanotte del terzo giovedì di novembre si procede al deblocage del Beaujolais Noveau, a cui seguono allegre celebrazioni che accompagnano il vino nel suo viaggio in tutto il mondo.

Qualche piccolo consiglio

Il vino novello contraddistingue per la brillantezza del colore che va dal rosso ciliegia al rosso porpora, i profumi ricordano i frutti di bosco, il lampone, la fragola, in bocca è un’esplosione di freschezza. I vitigni utilizzati sono molteplici e la variante è data dal territorio, la temperatura di servizio consigliata va dai 14° ai 16°, l’abbinamento stagionale è con le castagne ma accompagna bene antipasti, primi e secondi piatti purché non strutturati.
Gli enoappassionati puristi considerano il novello un “non vino”. Certo l’esame organolettico non lascia spazio a complesse analisi e a poetiche definizioni ma il vino novello è un prodotto che va rispettato anche perché   aiuta l’economia dei vignaioli. L’importante è riconoscere le differenze tra un vino immediato nel processo di vinificazione e nel consumo e un vino che ha una storia alle spalle.
Ricordiamo comunque di consumare il vino novello massimo entro l’inizio dell’anno successivo alla sua uscita. I vini novelli che troviamo in offerta speciale anche dopo un anno non sono più novelli, non sono neanche vino, sono un’altra cosa!

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