Martino Ragusa, il Blog

Ricette di cucina, cultura gastronomica e divagazioni

Voglio essere un cuoco imperfetto!

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Cucinare vuol dire trasformare la struttura chimico-fisica di un alimento.  E’ dunque un atto scientifico delicato, dipendente da molte variabili con gli errori sono sempre in agguato. Per questo sono un perfezionista in cucina, e a chi mi accusa di pedanteria rispondo che questo è l’unico modo per ottenere un piatto sopportabilmente imperfetto. Per alterare pesantemente il risultato è sufficiente un po’ di fiamma in più o in meno, una sparuta manciata di secondi in più o in meno, pochissimi grammi sale, pochissimi millimetri di peperoncino, sparute gocce di acqua aggiunte o negate, un coperchio messo o tolto nel momento sbagliato, una sola grattata di noce moscata e una sola foglia di salvia e così via. Tutto fa la differenza! Passando dal problema “giuste quantità” a quello “qualità opportune” il discorso si amplia a dismisura. A parità di ricetta, usare la tal marca di pasta oppure la tal altra può fare variare il risultato dall’insufficiente all’ottimo. Ed è così con tutti gli ingredienti. I cucinieri che scelgono materie prime di qualità, usano la bilancia, sorvegliano continuamente la fiamma, usano il coperchio a ragion veduta e individuano nel cellulare il peggior nemico, sono perfezionisti e possono risultare pedanti, ma si mettono sulla strada della però buona riuscita. Quasi mai
perfetta,
quasi sempre accettabile. Grazie al mio perfezionismo sarò un cuoco imperfetto ma accettabile agli occhi e al palato mio e degli altri. E quella distanza che mi separerà dalla perfezione mi sarà d’incoraggiamento e stimolo!

 

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