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Ricette di cucina, cultura gastronomica e divagazioni

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Maristella e la coulis di fragole (2)

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L’unica resistenza possibile a donna Pia era il boicottaggio. E fu tale che anche Carmina “la ciocia”, una delle donne più povere del paese,si rifiutò di andare a servire a casa sua.
“Lo so che non mi posso saziare neanche di pane solo” biascicava Carmina da un cortile all’altro “ma a fare la serva alla buttana di Palermo io non ci vado”. E così donna Pia fu costretta a importare il personale di servizio dalla famiglia Scozzari di Balatella,fornitrice ufficiale della servitù di casa Palmera.
Alla fine ne fu dispiaciuta solo in parte. Aveva creduto di fare cosa gradita ai suoi nuovi compaesani assumendo personale del luogo,ma se l’avevano presa in quel modo, meglio cosè. In fondo era contenta di mettersi in casa gente che conosceva da sempre e alla quale era già affezionata.

Da Balatella, Masino e Melina Scïzzari spedirono a Poggiodifalco tutte e tre le loro figlie femmine. Ninetta,la mezzana, venne investita del ruolo di cameriera personale della signora. Nardina, la maggiore, divenne aiuto cuoca di donna Pia che mai avrebbe ceduto il governo della cucina ad altri, e Rosetta, la minore ma anche la più riflessiva delle tre malgrado i suoi sedici anni, fu assegnato il ruolo di bambinaia della piccola Concita. Solo Nardina era sposata e al marito Pepè fu assegnata la cura della piccola scuderia del paese e di quella più grande della Zagarella. Neli era il maggiore della nidiata degli Scozzari ed era maggiordomo rifinito, giunse dalla casa palermitana di donna Teresa, zia di Pia, che aveva deciso di chiudere salotto per raggiunti limiti di età. Ufficialmente. Perché in verità non vedeva l’ora di avere una scusa buona per tenersi ai margini di una vita di cerimonie e salamelecchi che non aveva mi sopportato. Senza più doveri mondani, ormai le bastavano e avanzavano Marianna e Paolina, che la servivano di tutto punto e le facevano grade compagnia con le grida delle loro liti quotidiane.

Quella del personale forestiero si rivelò una decisione saggia, soprattutto per la scelta di Ninetta, la più vicina a Pia. La circostanza che la giovane non fosse una cittadina e addirittura montanara favorì la sua accettazione sociale. Non appena si fu inserita nel contesto delle matrone di Poggiodifalco, Ninetta cominciò a lavorare di fino con le relazioni diplomatiche a favore del buon nome della padrona. Si guardò bene dal dire che era una perla, come pensava, perché l’avrebbero subito guardata come un cane che stravede per il suo padrone. Preferì sciogliere i dubbi sulla moralità di donna Pia a poco a poco, senza urtare troppo la sacralità del pregiudizio.
E’ vero: si era sposata incinta, ma pagò all’istante il suo peccato con un parto così difficile da uscirne viva per miracolo, lei e la piccola. E per sciogliere il voto alla Madonna del Soccorso aveva preso a mantenere fino al matrimonio cinque bambine dell’orfanotrofio delle Carmelitane. C’era stato il peccato e c’era stata la punizione. O forse la gente pensa che Domineddio abbia sbagliato e la gente si vuole mettere a fare il giudice al posto suo?
La taccia di troia di Palermo cominciava a vacillare. Il matrimonio con Rocco Scuderi, poi, era benedetto in terra e in cielo perché era un matrimonio d’amore. Che interesse avrebbe avuto donna Pia a sposare il figlio di uno dei sui fattori con tutti quei nobiloni di Palermo che d’estate tenevano sveglia mezzo Cassaro a furia di serenate? Semmai era il loro paesano Rocco che con quel matrimonio da garzone si era fatto padrone. Ma anche lui, e Ninetta poteva giurarlo persino con l’ostia in bocca, si era sposato per amore.
Rocco aveva cinque anni più di Pia e ne aveva diciotto quando cominciò ad andare tutti i mesi a Palermo per fare rapporto al marchese Palmera sull’andamento del feudo di Poggiodifalco. Di sicuro all’epoca non badava a quella bella bambina che di anni ne aveva solo tredici se non per portarle le fragole quand’era tempo.
A vent’anni Rocco si fidanzò  con Tanina, la minore delle figlie femmine di Fofò Galia, il borghese più ricco di Poggiodifalco. Perciò, se erano i soldi che cercava, Rocco il cappello al chiodo l’aveva già appeso e senza bisogno di mettersi in mezzo a quei guai che sanno tutti. Ma quando Pia compì diciassette anni, Rocco si accorse di essere pazzo dilei almeno quanto lei lo era di lui. Semplice, direbbero in Continente, sarebbe bastato rompere il fidanzamento con Tanina. Impossibile, dicevano a Poggiodifalco. Don Fofò Galia era uomo di rispetto e bisognava pensarci bene prima di fargli un affronto di quella portata.

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