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Attuppateddi a picchi-pacchiu

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Il nome è un mistero. I “picchi pacchi” sono lumachine piccolissime, molto apprezzate in Sicilia, ma legate all’idea di modestia e povertà. Nel linguaggio figurato “andare a picchi pacchi” significa arrangiarsi duramente per vivere. Considerata la povertà e la frugalità del piatto, io propendo per questa origine. Altri parlano dello sfrigolìo dell’aglio nell’olio che produrrebbe un allegro suono descrivibile come “pik pak”, altri ancora pensano alla derivazione da “pacchiuneddu”, vezzeggiativo di “pacchiuni” (grasso) e usato per coccolare i bambini paffuti. Tutto è possibile.

Ingredienti per 4 persone

350 g di ditalini (attuppateddi)
600 g pomodori rossi ben maturi
10 foglie di basilico
1 spicchio di aglio
5 cucchiai di olio extravergine di oliva
Pepe nero di mulinello o di mortaio
Sale

 

Scottate i pomodori per soli 2 minuti acqua bollente. Pelateli, privateli dei semi e tagliateli a tocchi grossolani.

Scaldate in una casseruola 4 cucchiai di olio e fatevi sfrigolare lo spicchio di aglio lasciando che imbiondisca appena, ma stando attenti che non scurisca nel modo più assoluto. Quando l’aglio ha appena dorato, versate la polpa dei pomodori, salate, pepate e fate cuocere a fuoco allegro per 10 minuti aggiungendo l’acqua che occorre. Verso fine cottura, aggiustate di sale, pepate e rimuovete lo spicchio di aglio.

Condite la pasta con questa salsa aggiungendo le foglie di basilico spezzettato con le mani e un cucchiaio di olio a filo.

 

 

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